Movimentazione manuale dei carichi

Con la seguente lezione, poniamo attenzionealle affezioni, malattie, infermità croniche acarico della colonna vertebrale e degli arti inparticolare i superiori, nei quali il lavoro svoltoassume un ruolo concausale.

Movimentazione manuale dei carichi – Disposizioni generali

Articolo 167 – Campo di applicazione

  • Le norme del presente Titolo si applicanoalle attività lavorative di movimentazionemanuale dei carichi che comportano per ilavoratori rischi di patologie da sovraccaricobiomeccanico, in particolare dorso-lombari

Cosa si intende per movimentazione manuale dei carichi?

Articolo 167 – Campo di applicazionea

  • movimentazione manuale dei carichi: le operazioni di trasporto o disostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese leazioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare uncarico, che, per leloro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomichesfavorevoli, comportano rischi di patologie dasovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari;
  • patologie da sovraccarico biomeccanico: patologie delle struttureosteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari

Rischi  e patologie muscolo – scheletrico

  • Ossa
  • Muscoli
  • Tendini
  • Nervi
  • Vasi

CIFOSI DELLA COLONNA VERTEBRALE: è unac urvatura della colonna vertebrale con concavità anteriore.

L’accentuazione della cifosi dorsale è denominata ipercifosi o dorso curvo o gobba.

TENDINITI della SPALLA, del GOMITO, dellaMANO, SINDROME del TUNNEL CARPALE.

Queste ultime patologie possono verificarsi anche per“movimenti ripetuti del braccio” e per uso di “strumenti vibranti.

Funzione della colonna vertebrale

  • La funzione fondamentale della colonnavertebrale è di sostenere, come un veropilastro, l’organismo.
  • La possibilità di stazionare in posizione eretta,di orientare la testa nello spazio, di piegare ilcorpo in avanti, di estenderlo all’indietro, difletterlo lateralmente di ruotarlo ecc
  • La seconda funzione del rachide è quella diproteggere il midollo spinale che passa nelcanale vertebrale.

Il midollo spinale è la porzione più importante del sistemanervoso centrale, collega tramite i nervi spinali il sistema nervosocentrale con il sistema nervoso periferico. Il midollo spinale è unfitto fascio di neuroni.

Dal punto di vista scheletrico la colonna è costituita da un insieme di segmenti ossei sovrapposti, le vertebre di forma fondamentalmente analoga tra loro e conc aratteristiche particolari, differenti, a seconda del tratto a cui appartengono.

Per queste differenze chenella colonna vertebraledistinguiamo:

  • TRATTO CERVICALE
  • TRATTO DORSALE
  • TRATTO LOMBARE
  • TRATTO SACROCOGGIGENOI

più sollecitati e mobili,sono il tratto cervicale equello lombare

Funzioni delle vertebre

  • Le vertebre sono ossacorte che costituisconola colonna vertebrale
  • I dischi sono formazioni fibro-cartilaginee , composto al centro dal nucleo polposo, ad altissimo contenuto d’acqua e perciò incompressibile.
    Hanno un’evidente e fondamentale funzione di ammortizzatori e didistributori ” delle sollecitazioni che interessano le vertebre in tutti i sensi e che vengono ripartite uniformemente sullal oro superficie.

Funzionalità dei rischi intervertebrali

Prevalentemente mal di schiena per contratture muscolari o per patologie della colonna vertebrale:

  • Artrosi : formazione di osteofiti
  • Discopatie : degenerazione del disco intervertebraleErnia del disco : rottura del disco intervertebrale, confuoriuscita del nucleo polposo nel canale midollare epossibilità di compressione delle radici nervose

Patologie colonna vertebrale

I problemi di salute sul lavoro più frequentemente segnalati sono:

  • mal di schiena (30%)
  • stress (28%)
  • dolori arto-muscolari agli arti (17%)

Il 33% della forza lavoro è impegnata in attività con movimentazione manuale di carichi per almeno il 25% del tempo di lavoro (l’11% in modo permanente).

Il 57% della forza lavoro svolge compiti con movimenti ripetitivi degli arti superiori per almeno il 25% del tempo di lavoro (il 33% in modo permanente).

Nei gruppi esposti a queste condizioni, il mal di schiena è accusato dal 43% dei lavoratori e idolori agli arti superiori dal 23% dei lavoratori.

Movimentazioni manuali di carichi, esposizione a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, posture (erette oassise) fisse e prolungate, movimenti ripetitivi con e senza uso di forza e/o attrezzi, sono i principali determinanti di rischio lavorativo per l’apparato locomotore.

Fattori di rischio

Fisici

  • Uso della forza per sollevare, trasportare,tirare/spingere;
  • movimenti ripetitivi es. verniciare;
  • posture scorrette e statiche ad es. con le mani sollevate al di sopra delle spalle o posizione seduta o eretta mantenuta a lungo;
  • la pressione esercitata localmente dagli attrezzi di lavoro;
  • le vibrazioni localizzate a tutto il corpocome nella guida dei “muletti” o alle braccia e mani come nell’uso del martello pneumaticco;
  • il freddo dell’ambiente di lavoro che ostacola la presa o il caldo che aumenta la fatica, cattiva illuminazione;
  • lavori di estrema precisione;
  • necessità di movimenti bruschi o a strappo o veloci, contraccolpi tipomartellare o picconare su superfici dure o usare la mano come un attrezzo,ecc

Caratteristiche dell’uomo che influiscono di cui tenere conto e non modificabili sono:

  • sesso,
  • età,
  • caratteristiche antropometriche,
  • costituzione,
  • aspetto fisico e funzione dell’organismo (fisiologia)

Fisiologia

La fisiologia umana comprende lamuscolatura, lo scheletro, l’apparatolocomotore, il consumo energetico, il bioritmo.

Fattori come rendimento, affaticamento elogorio dipendono essenzialmente dal modo in cui i mezzi e i procedimenti di lavoro sono adattati ai caratteri antropometrici e fisiologici.

Si può distinguere l’attività muscolare in due tipi:

  • Attività dinamica (ritmica) caratterizzata da un alternarsi di contrazione e distensione, di tensione e rilassamento della muscolatura attiva.
    Il muscolo agisce da pompa per il sistema circolatorio.
    La compressione spinge il sangue fuori dal muscolo e il rilassamento che segue ne consenteuna nuova entrata.
  • Attività statica (posturale) caratterizzata da uno stato prolungato di contrazione dei muscoli, il che implica di solito uno stato posturale.
    I vasi sanguigni sono compressi dalla pressione interna del tessuto muscolare, in modo tale che il sangue non può più fluire nel muscolo.

Il muscolo che svolge un lavoro dinamico è dunque irrorato dal sangue,attraverso il quale riceve gli zuccheri altamente energetici e l’ossigeno,eliminando allo stesso tempo i prodotti di rifiuto.

Il muscolo che svolge un pesante lavoro statico invece non riceve dal sangue né zucchero né ossigeno e deve contare solo sulle proprie riserve.

Inoltre, e questo è senza dubbio il maggiore svantaggio, non espelle i rifiuti,avviene anzi l’opposto: i rifiuti si accumulano producendo un forte dolore, tipico della fatica muscolare.

Esempi di carico sulla colonna vertebrale

  • Forza agente sulla vertebra L3 in diverse situazioni inun soggetto di circa 70 Kg di peso
  • Figura elaborata sui dati della tabella descrittiva in “Basi biomeccaniche nella prevenzione dei danni alla colonna lombare durante esercizio fisico
  • Carico sul disco L5 nella inclinazione in avanti senza carico e con carico di 30 Kg
  • Forza elastica dei muscoli estensori della colonna vertebrale necessaria per sostenere il tronco di un uomo di circa82 Kg.
    In stazione eretta con il tronco flesso a 60° rispetto alla verticale (con le braccia sospese liberamente) e con un peso di 23 Kg
  • La flessione del tronco porta a:
      1. un peso maggiore sui muscoli estensori posteriori e sui legamenti della schiena;
      2. una diminuzione dell’angolo di tensione P (avvicinamento verso le vertebre rispetto alla stazione eretta) per cui sirende necessario un aumento di forza di contrazione muscolare.
  • Schema di un uomo di 77 Kg che solleva 90 Kg
    Il nucleo polposo del disco della L5 è considerato ilf ulcro del movimento.
    Le braccia e il tronco formano una lunga leva anteriore.
    Il peso sollevato è contro bilanciato dalla contrazione dei muscoli profondi della schiena che agiscono su una leva molto più breve (la distanza dal centro del disco alcentro del processo spinoso).
    Se si omette il ruolo del tronco, la forza applicata al disco lombo-sacralesarebbe di circa 9000 N (circa 920 Kg), che è considerevolmente maggiore di quella che i segmenti della colonna vertebrale isolati possono sopportare senza danni strutturali (in soggetti sotto i 40 anni il cedimento dei segmenti della colonna si è avuto tra i 450-775 Kg, nei soggetti più anziani tale valore era talvolta di soli 132,6 Kg).
  • Carico sui dischi intervertebrali durante il sollevamento di 50 Kgcon diverse modalità
  • A sinistra: tecnica non corretta(“dorso curvo”);
  • a destra: tecnica corretta.
    I carichi compressivi su un disco intervertebrale lombare ammontano, rispettivamente, a 630 e 380 Kg.